GIUSTO città. I lavori vengono eseguiti tra

GIUSTO DE’ MENABUOIGiusto de’ Menabuoi è stato un pittore italiano nato a Firenze attorno al 1330 e morto a Padova circa sessant’anni dopo. Trascorre la sua giovinezza in Lombardia, probabilmente a causa di un esilio assieme al suo maestro Stefano, dove l’arte tendeva ad una rappresentazione molto realistica della realtà e questo influenza molto il suo modo di lavorare. Dopo il periodo in Lombardia viene chiamato a Padova alla corte dei Da Carrara dove Fina Buzzaccarini, moglie del signore Francesco il Vecchio, gli commissiona la decorazione ad affresco del Battistero della città. I lavori vengono eseguiti tra il 1375 e il 1378. A lui si devono anche gli affreschi nella Chiesa degli Eremitani (1370) e nella Basilica di Sant’Antonio (1375-1376).  Le pitture del Battistero di Padova sono anticipate dalla sua prima grande opera che affresca a Milano: la “Deisis” nel tiburio della chiesa dell’abbazia degli Umiliati a Viboldone. Gli elementi coincidenti, presenti però in forma più acerba nella “Deisis”, sono innanzitutto il significato religioso della grande teofania rappresentata e la singolare sottigliezza nell’interpretazione dei testi sacri sottolineata dalla voglia di affrescare anche le scene della solitamente tralasciata Apocalisse. Un altro elemento comune è l’attenzione a rappresentare tutti i personaggi e in particolare gli Evangelisti all’interno di una situazione, seduti nei loro scrittoi intenti a scrivere i Vangeli. Il primo ad allontanarsi dagli schemi dello sfondo di colore uniforme e generalmente oro era stato Giotto: per primo infatti aveva inserito un paesaggio o una situazione riconoscibile alle spalle dei personaggi per fissarli nella realtà e per distaccarli da un’idea di eternità. Giusto de’ Menabuoi quindi riprende la tecnica sperimentata da Giotto rendendo le scene di fondo ancora più realistiche grazie all’influenza lombarda.Giusto sviluppa due tecniche per rappresentare la realtà che sono molto ben visibili all’interno del ciclo di affreschi del Battistero di Padova. La prima serve a rendere la prospettiva, lo studio del Brunelleschi è infatti successivo: lo spazio che rientra verso l’interno è dato dalle schiere di persone allineate in fila una di fianco all’altra che convergono tutte verso un unico centro. La seconda tecnica invece permette di dare volume alle figure: le vesti sembrano essere fatte di seta cangiante, ovvero la trama e l’ordito assumono colori diversi quando colpiti dalla luce o dall’ombra. Queste due tecniche sono visibili nelle quattro pareti principali e nel tamburo ma non nella cupola in quanto nella cupola sono rappresentate scene del Paradiso e non di una realtà terrena.

x

Hi!
I'm Dana!

Would you like to get a custom essay? How about receiving a customized one?

Check it out