Espose mesi del 1935 un altro gallerista

Espose per
la prima volta in una sala presso l’Hôtel Dinesen di Roma insieme con Emanuele
Cavalli e Francesco Di Cocco, pittori dei quali divenne subito amico. La prima
apparizione in comune con Cavalli avvenne nel 1932, presso la Galleria di Roma
insieme con alcuni artisti milanesi. Nei primi mesi del 1935 un altro
gallerista romano, di nome Dario Sabatello, organizzò una mostra itinerante,
cominciata a San Francisco in California e conclusa a Portland, in Oregon.
Questa fu una mostra collettiva: esponeva i quadri di ben ventisette pittori
italiani, tra i quali Capogrossi ebbe un ruolo di non poca importanza. Nel 1946
organizzò una mostra personale alla galleria San Marco di Roma. La prima mostra
del tutto astratta fu allestita nel 1950 alla Galleria del secolo di Roma e,
poco tempo dopo, in una galleria di Milano. La nuova fase della sua pittura
ebbe molto successo e l’intensificarsi delle mostre ce lo conferma. Capogrossi
tenne due personali a Milano e Trieste nel 1953 e nel 1954 vinse il premio
Einaudi; negli anni successivi furono organizzate una serie di mostre
internazionali (a Parigi, Londra, New York, San Paolo e Bruxelles).

Il nostro
Capogrossi ebbe anche la possibilità di offrire al pubblico i propri quadri
diverse volte alle Biennali di Venezia (ricordiamo per esempio quelle del 1930,
del 1948) e alle Quadriennali di Roma (possiamo citare le esposizioni del 1935,
del 1938, del 1943).

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LE OPERE PRINCIPALI

·       
Autoritratto
con E. Cavalli, 1927.

·       
I
Canottieri, 1933.

·       
Piena
sul Tevere, 1934.

·       
Ballo
sul fiume, 1936.

·       
Illusionista
di campagna, 1938.

·       
Le
due chitarre, 1948.

·       
Il
fuoco, 1949.

·       
Una
serie di dipinti realizzati a partire dal 1950, con l’unico titolo Superficie e un numero progressivo.

·       
Sole
di Mezzanotte, 1952.

·       
Litografia
n. 20, 1958.

 

DESCRIZIONE DI ALCUNE OPERE

 

IL FUOCO

Ciò che più
risalta in questo dipinto è il colore, che, però, viene utilizzato dal pittore
in un modo particolare. La funzione del colore in questo caso è quella
cosiddetta “plastica”: esso serve per realizzare forme e rappresentare uno
spazio. Ma il colore ha valenza anche di espressione di ciò che un elemento
naturale come il fuoco comunica e provoca nell’artista.

Il fuoco è
rappresentato dalla molteplicità dei segni a pettine che, ripetuti in un numero
infinito di volte, diventano una sorta di codice: è in questo codice che
risiede la forma del fuoco che non è raffigurata nel dipinto in modo esplicito.

 

ILLUSIONISTA
DI CAMPAGNA

Questo
quadro è una delle invenzioni più straordinarie del periodo.

Ciò che
salta subito all’occhio è, ovviamente, la grande tela rossa, che forma una
sorta di quadro nel quadro. La tela sospesa nel nulla, l’assenza
dell’illusionista, la scala, sono tutti elementi che conferiscono al quadro un
valore simbolico: gli oggetti sono come sospesi nell’aria, avvolti da fato e
magia. L’atmosfera del dipinto è così precisa e calma che sembra che il minimo
squilibrio possa causare un dramma e il caos più totale.

 

BALLO SUL
FIUME

Questo
dipinto raffigura il circolo di un’associazione religiosa americana, ancora
oggi esistente su una sponda del Tevere.

Può essere
confrontato con altri dipinti come Piena
su Tevere, per via delle somiglianze che li legano. Entrambi nascono da una
sorta di geometria poetica, sospesa, visionaria e raccontano una Roma molto
diversa da quella delle parate di regime.

 

UN QUADRO CHE MI E’ PIACIUTO

Forse è Il fuoco, in quanto mi piace molto il
colore che il pittore ha scelto e soprattutto l’uso che ne fa. Credo che, pur
nella sua apparente semplicità e linearità, questo dipinto riesca veramente a
trasmettere all’osservatore l’idea di ciò che sta rappresentando.

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